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Come dovremmo definire la salute?

19novembre

Come dovremmo definire la salute?

Word cloud generata con le parole dell'articolo "Come possiamo definire la salute?"Che cos’è la salute?

E’ un qualcosa che si ha oppure che può mancare?

Ha a che fare con il fatto di avere o non avere delle malattie?

Per stimolare una riflessione sul tema della salute proponiamo una sintesi dell’articolo How should we define health? scritto dalla dr.ssa Huber Machteld (ricercatrice e medico olandese) e colleghi, pubblicato sul British Medical Journal nel 2011.

La definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Nel 1948 l’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha proposto una definizione di “salute” come <<uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente assenza di malattia o infermità>>.
Nonostante questa definizione abbia avuto un importante ruolo nel formulare una visione della salute e, in alcuni casi, anche delle politiche sanitarie che tenessero conto di fattori sociali, relazionali e psicologici, oggi è oggetto di crescente criticismo.

La maggior parte del criticismo deriva dall’utilizzo del termine “completo”. Infatti, considerare la salute come qualcosa che ci può essere solo “completamente” porta alla logica conseguenza che la maggior parte di noi non sia definibile in salute per la maggior parte del tempo.

Ma se consideriamo la maggior parte della popolazione non in salute, sosterremo tutti quei gruppi professionali e commerciali che propongono di diagnosticare e curare tutta una serie di condizioni fisiche e mentali che, in verità, rientrano in una condizione di normalità di funzionamento: si pensi, ad esempio, alla diffusione di integratori alimentari (il cui utilizzo al di fuori di condizioni mediche specifiche è considerato totalmente inefficace secondo la ricerca scientifica) oppure alla tendenza a patologizzare una serie di condizioni esistenziali come, ad esempio, le reazioni a stress o ad eventi di vita avversi (ad esempio un lutto o la perdita del lavoro).

Un secondo elemento di criticismo deriva poi dal fatto che le condizioni demografiche e sociali, le conoscenze mediche e le politiche sanitarie sono oggi molto diverse rispetto all’epoca storica in cui è stata formulata la citata definizione.
Se nel 1948 promuovere la salute significava soprattutto combattere malattie acute (ad esempio la poliomielite), oggi le sfide sono altre e sono legate soprattutto all’invecchiamento, alla gestione delle malattie croniche o di lunga durata e alle forme di disabilità, che rappresentano le maggiori voci di spesa dei sistemi sanitari dei Paesi ad alto reddito come l’Italia.

Definire le persone con disturbi cronici o portatrici di disabilità come necessariamente “malate”, sminuisce il valore della capacità umana di adattarsi e far fronte a tutto quello che ci mette alla prova sul piano fisico, emotivo e sociale, e quindi di vivere con soddisfazione e sentirsi realizzati nonostante una malattia fisica o una disabilità.

Una nuova definizione dinamica

Tra le nuove proposte di definizione, una particolarmente promettente sembra essere quella del Comitato sulla Salute olandese: l’idea innovativa è quella di definire la salute in termini dinamici, come <<l’abilità di adattarsi e di autogestire la propria salute>>.
Questa definizione si basa sulle capacità di far fronte alle avversità, di mantenere e ripristinare un proprio equilibrio e senso di benessere.

Una volta adottata, resta da declinare questa definizione nei tre domini della salute già definiti dall’OMS: fisico, mentale e sociale.

Nel dominio fisico, un organismo è definibile “sano” se è capace di “allostasi”, ovvero di mantenere un equilibrio di funzionamento interno nonostante sollecitazioni fisiologiche.
Di fronte alle sollecitazioni fisiologiche (ad esempio un virus, il forte caldo estivo, ecc…), un organismo sano è capace di proteggersi, di ridurre i danni potenziali e ripristinare uno stato di equilibro.
La malattia viene quindi definita come l’incapacità di far fronte a queste sollecitazioni, ricevendo un danno più o meno permanente.

Nel dominio mentale, il mantenimento del “senso di coerenza”, è considerato il fattore più importante per far fronte agli stress psicologici e riprendersi da esperienze difficili.
Il senso di coerenza ha a che fare con la capacità di comprendere, dare senso e padroneggiare le situazioni difficili. Tali capacità influiscono positivamente anche sull’interazione tra corpo e mente, come ad esempio in pazienti affetti da sindrome da fatica cronica che, trattati con particolari forme di psicoterapia, riferiscono un miglioramento anche dei sintomi fisici.

Infine, nel domino sociale, il concetto di salute si declina nei termini di partecipazione attiva alla vita sociale (in particolar modo poter svolgere un’attività lavorativa) e alla capacità di vivere con un certo grado di autonomia.
In questo dominio, la salute è vista come un continuo bilanciamento tra le opportunità e le limitazioni presentate dalla società.
Se una persona è in grado di sviluppare strategie di fronteggiamento efficaci, la qualità di vita percepita non viene peggiorata nemmeno da compromissioni del funzionamento fisico e mentale.

Commenti finali

Questa breve rassegna sul concetto di salute fa riflettere su come cambiamenti nella società richiedano anche cambiamenti di visione da parte di chi si occupa della promozione di salute e benessere.

Dal punto di vista di chi lavora per promuovere salute e benessere, anche in campo sociale, assistenziale e sanitario, questa visione di salute invita ad una lettura delle problematiche dei destinatari dei servizi non solo in termini di deficit e disturbi, ma anche in termini di risorse interne o sociali, da intercettare, stimolare e incrementare.

In questa visione gli utenti non sono considerati semplici recettori passivi di interventi, ma potenziali attori sociali da sostenere nel processo di guarigione, inteso come un processo attivo, dinamico, di acquisizione e mantenimento di autonomie e diritti.

I concetti di progetto e piano individualizzato, di empowerment e partecipazione, conosciuti in ambito sociale, diventano quindi strumenti di lavoro per sostenere la salute delle persone, includendo in questo gruppo anche persone portatrici di disabilità e patologie croniche.

 

Posted by Studi e ricerche - Sociosfera Onlus  Posted on 19 Nov 
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