La riabilitazione cognitiva dopo le dimissioni ospedaliere

Elga, una signora di 85 anni ancora autonoma, era stata ricoverata in ospedale per un’emorragia cerebrale. Sebbene i medici fossero riusciti a stabilizzare la sua condizione fisica, alla dimissione, avevano indicato la necessità di una riabilitazione cognitiva per recuperare le funzioni mentali compromesse dall’evento.
In particolare, Elga non riusciva a parlare correttamente, ed era diventata quasi muta. Inoltre, sembrava non ricordare quello che le accadeva di giorno in giorno.
Purtroppo, i servizi pubblici della zona non offrivano questo intervento e nemmeno le strutture riabilitative private.
Un conoscente raccontò alla figlia di Elga del progetto “Anziani in Mente”, sapendo che lì ci lavoravano persone esperte in problemi neuropsicologici legati all’invecchiamento. Presero contatto con la psicologa responsabile, la dottoressa Elena, che organizzò un primo incontro di valutazione. Durante l’incontro, la dottoressa Francesca esaminò le capacità cognitive di Elga, valutando la memoria, l’attenzione, il linguaggio e la capacità di risolvere problemi. Dopo un’attenta analisi, progettò un piano personalizzato di riabilitazione cognitiva, che comprendeva attività strutturate da svolgere sia in clinica sia a casa con il supporto dei familiari.
Le sessioni di riabilitazione in clinica includevano esercizi di memoria, come ricordare e raccontare storie, giochi di parole per migliorare il linguaggio, e attività di risoluzione di problemi, come puzzle e giochi di logica. Per garantire un recupero efficace, Elena preparò anche una serie di compiti da fare a casa insieme ai familiari. La famiglia di Elga era molto coinvolta e desiderosa di contribuire al suo miglioramento. Ogni sera, il figlio di Elga, Marco, si sedeva con lei e insieme svolgevano vari esercizi. Ad esempio, leggevano un breve articolo di giornale e poi discutevano il contenuto per esercitare la memoria e il linguaggio. Un altro compito consisteva nel risolvere semplici cruciverba o Sudoku, che aiutavano a mantenere attivo il cervello di Elga. Uno degli esercizi preferiti di Elga era guardare vecchie fotografie di famiglia e raccontare le storie dietro ogni immagine. Questo non solo stimolava la memoria e il linguaggio, ma creava anche un forte legame emotivo con i suoi cari, rendendo il processo di riabilitazione un momento piacevole e significativo.
Con il passare delle settimane, i progressi di Elga erano evidenti. La sua memoria a breve termine divenne più acuta, riusciva a concentrarsi per periodi più lunghi e il suo linguaggio era più fluente e coerente, cosa che la motivava a prendere l’iniziativa nelle conversazioni. La psicologa monitorava costantemente i progressi di Elga e adattava gli esercizi per mantenere la sfida e stimolare ulteriormente il recupero.
La riabilitazione cognitiva non solo migliorò le capacità mentali di Elga, ma ebbe anche un effetto positivo sul suo umore e benessere generale. Si sentiva più sicura di sé, meno frustrata e più coinvolta nelle attività quotidiane.
L’intercettazione della depressione in un laboratorio di gruppo e la risposta terapeutica
Incontrammo la signora Adele ad un laboratorio dedicato all’allenamento della memoria di Anziani in Mente, organizzato nel centro di socialità del quartiere. La signora, su consiglio di una sua vicina di casa che aveva già frequentato il laboratorio, decise di...
L’orientamento dei famigliari dopo la diagnosi di demenza
La famiglia Rossi viveva in un tranquillo quartiere di periferia. Giovanni, il padre di 75 anni, era sempre stato il pilastro della famiglia. Dopo una vita di lavoro come insegnante, si godeva la pensione accanto a sua moglie, Maria, e alla loro figlia, Anna, che...
SCOPRI DI PIù
Anziani in Mente è un progetto promosso da Sociosfera Onlus e sostenuto da donazioni private



