L’orientamento dei famigliari dopo la diagnosi di demenza

La famiglia Rossi viveva in un tranquillo quartiere di periferia. Giovanni, il padre di 75 anni, era sempre stato il pilastro della famiglia. Dopo una vita di lavoro come insegnante, si godeva la pensione accanto a sua moglie, Maria, e alla loro figlia, Anna, che viveva ancora con loro.

Tuttavia, negli ultimi mesi, qualcosa in Giovanni era cambiato.

Maria notava che Giovanni dimenticava spesso le cose. All’inizio erano piccoli episodi: le chiavi lasciate in posti strani, appuntamenti mancati, nomi confusi. Ma col tempo, la situazione peggiorò. Giovanni iniziò a perdersi anche nel loro quartiere, dove aveva vissuto per decenni. Un giorno, dimenticò il nome di Anna, chiamandola con quello della sorella defunta. Maria e Anna erano preoccupate e confuse, senza sapere come affrontare questi segnali allarmanti.

Andarono da un neurologo che diagnosticò a Giovanni un inizio di demenza di Alzheimer e prescrisse alcuni farmaci. Tuttavia, questo cambiò poco la quotidianità della famiglia Rossi. La casa, che un tempo era un luogo di serenità, diventò un campo minato di ansie e paure. Maria si sentiva sopraffatta. Ogni giorno era una sfida: ricordare a Giovanni di prendere le medicine, assicurarsi che mangiasse, aiutarlo a vestirsi. Anna, che lavorava come infermiera, era esausta. Al ritorno dal lavoro, invece di trovare un rifugio, trovava nuove emergenze da affrontare. Si sentiva in colpa per il suo fastidio crescente verso il padre e la tensione con la madre aumentava.

La situazione raggiunse un punto di rottura quando Giovanni, una notte, cercò di uscire di casa credendo di dover andare a lavorare. Maria e Anna, disperate, non sapevano più cosa fare. Si recarono ad uno sportello di quartiere gestito da Sociosfera e l’operatore dedicato raccontò del progetto Anziani in Mente e prese per loro un appuntamento con il dottor Domenico, uno psicologo dell’invecchiamento.

Lo psicologo propose un percorso di psicoeducazione per Maria e Anna. Durante i primi incontri, il dottor Conti spiegò cosa fosse la demenza di Alzheimer, illustrando i sintomi, l’evoluzione della malattia e come essa colpisse il cervello di Giovanni. Per Maria e Anna fu un sollievo capire che il comportamento di Giovanni non era colpa sua, né di loro. Iniziarono a comprendere che la sua confusione e smarrimento erano dovuti alla malattia. Inoltre, Domenico suggerì loro strategie pratiche per gestire le situazioni difficili. Ad esempio, creare una routine quotidiana per Giovanni, poiché le persone con Alzheimer rispondono meglio a un ambiente prevedibile. Maria e Anna impararono a utilizzare note e promemoria visivi in casa per aiutare Giovanni a orientarsi. Inoltre, furono incoraggiate a comunicare con lui in modo chiaro e semplice, evitando domande aperte che potevano confonderlo.

Con il tempo, Maria e Anna iniziarono a vedere miglioramenti. Giovanni, pur con le sue difficoltà, sembrava meno agitato e più tranquillo grazie alla nuova routine. Maria imparò a prendersi dei momenti per sé, evitando il burnout, mentre Anna trovò conforto nel condividere le proprie esperienze con altre famiglie durante un gruppo di supporto tenuto da una collega online ogni settimana. La famiglia Rossi imparò a convivere con l’Alzheimer, trovando nuove modalità di interazione e supporto reciproco. La casa, pur con le sue sfide, tornò ad essere un luogo di amore e comprensione, dove ogni giorno era affrontato con una rinnovata speranza e forza.

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Anziani in Mente è un progetto promosso da Sociosfera Onlus e sostenuto da donazioni private

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